La "divina proportione" di Pacioli nel fac-simile di Aboca

La ricostruzione virtuale ha permesso di predisporre un volume che ricalca le uniche due copie esistenti
La presentazione dell'opera di Pacioli restaurata da Aboca
12 ottobre 2012 |  Perugia | Cultura |

"Il rapporto aureo attraverso il quale individuare la bellezza e l'armonia nelle cose". È così che, parafrasando Gianfranco Cavazzoni, professore dell'Università degli studi di Perugia, si può spiegare il concetto di "divina proporzione" di Luca Pacioli, al centro del suo omonimo volume del 1498. Testo il cui restauro virtuale, operato da Aboca, azienda impegnata nel settore della ricerca e nella trasformazione delle piante officinali, e sostenuto dalla Banca di Mantignana e di Perugia, credito cooperativo umbro, è stato presentato a Perugia.

"Luca Pacioli - ha spiegato il presidente di Aboca, Valentino Mercati -, oltre ad essere un nostro concittadino, è stato, insieme a Leonardo da Vinci, di cui nel testo sono contenuti 60 disegni autografi, fra gli scienziati che più hanno interpretato la complessità, che al suo tempo si chiamava ‘Umanesimo’. Un concetto che bene si sposa con la nostra attività, legata all'uso di piante a scopi medicinali, nella quale sappiamo che una pianta funziona, ma non il perché. Per farlo, occorre la complessità, gli schemi, non un bersaglio né una visione riduzionistica, ma una particolare applicazione della scienza al lavoro, della quale Pacioli è padrino".

L'operazione di Aboca ha prodotto un fac simile della copia custodita nella biblioteca universitaria di Ginevra, una della due, insieme a quella nella Biblioteca ambrosiana di Milano, rimaste, a cui, nel cofanetto, è allegata un'antologia tematica, sulla divina proporzione, vergata dal matematico Piergiorgio Odifreddi, dal direttore della biblioteca antiqua di Aboca Museum, Duilio Contin, e dal filosofo, nonché prorettore dell'Università degli studi di Perugia, Antonio Pieretti. Il recupero, attraverso la ripulitura e la fedele ricostruzione di oltre 120 carte, cioè 240 pagine, ha prodotto 500 esemplari, rilegati a mano con filo di lino, come nel Rinascimento, e presentati con una copertina ispirata ad una miniatura originale di Giasone del Maino, in cui proprio il Pacioli, in abiti francescani, offre il volume a Lodovico il Moro. Per un'operazione che è stata sostenuta anche dall'Università degli studi di Perugia, con il patrocinio del Comune di Perugia e della Fondazione PerugiAssisi 2019.  

"Il Comune di Perugia  - ha aggiunto l'assessore, Giuseppe Lomurno - nel 1475 ha assunto Pacioli come maestro di arti e di economia, visto nella grande prospettiva di quell'epoca e ancora oggi assolutamente attuale. Da lì, nel 1477, passa allo Studium generale dell'Università di Perugia, dove insegna l'arte della contabilità formando i nostri commercianti che, ancora oggi, possono dire di attingere a quei rudimenti". "Luca Pacioli - ha raccontato Gianfranco Cavazzoni - ha iniziato il suo magistero nel 1477 all'Università degli studi di Perugia ed è stato uno dei fondatori della Scuola di matematica, che poi ha avuto risalto in tutto il mondo".  

A Luca Pacioli, infatti, si deve la teorizzazione del metodo contabile e, in particolare, della partita doppia, che gli fece guadagnare, nel 1999, un posto fra gli uomini più significativi del millennio nella classifica del quotidiano newyorkese internazionale Wall Street Journal.

"Abbiamo scelto di partecipare  - ha concluso Antonio Marinelli, presidente della Banca di Mantignana e di Perugia credito cooperativo umbro - perché Pacioli è un personaggio che sapeva fare contabilità e l'ha insegnata, nel tempo, anche a noi. Per questo ci siamo fatto sostenitori, più di tutto, dell'istruzione della gestione della contabilità, impartita nel mondo migliore possibile".

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